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Carlo vive. I morti siete voi.

20 Mag

Scuola Diaz, il bestiario del Governo dopo la sentenza d’Appello

di cubicamente

Ribaltata la sentenza di primo grado sulla mattanza alla Suola Diaz: condannati, fra gli altri, a quattro anni Franco Gratteri, oggi capo dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, ai vertici dell’Aisi, i servizi segreti; a tre anni e otto mesi Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo; agli anni di pena detentiva si sommino anche i cinque anni d’interdizione dai pubblici uffici.
Le reazioni?

Il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano ha replicato a chi chiedeva le dimissioni immediate delle persone condannate: «Questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell’Interno […] «è una sentenza che non dice l’ultima parola, in quanto afferma l’esatto contrario di quanto era stato stabilito in primo grado e quindi ora andrà al vaglio della Corte di Cassazione». Questo non significa, prosegue «che alla Diaz non sia successo nulla, ma la sentenza di primo grado aveva individuato delle responsabilità e distinto le varie posizioni»

Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: è una sentenza che criminalizza tutto e tutti e fa propria la tesi dei no-global che è totalmente accusatoria nei confronti delle forze dell’ordine e del tutto assolutoria nei confronti di chi ha provocato danni gravissimi, morali e materiali, alla città di Genova [il processo non è relativo ai danni subiti dalla città di Genova, ma a quelli subiti dai no-global, soprattutto addetti stampa stranieri e volontari delle associazioni, che risiedevano
alla Scuola Diaz, usciti a pezzi dopo la retata della Polizia. Una notte da ‘macelleria messicana, è stata così ricordata
].

Dulcis in fundo: il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, secondo il quale “il rovesciamento del verdetto di primo grado è un brutto segnale che si trasmette al cittadino sempre più disorientato nei confronti di una magistratura così radicalmente oscillante nella valutazione di una vicenda grave”.

Senza parole.

CONDANNE PER IL G8, ORA PARLINO BERLUSCONI E I POLITICI

da Mazzetta

Dopo le pesantissime condanne degli agenti ed ufficiali per gli scandalosi avvenimenti che si consumarono dentro la scuola Armando Diaz di Genova, in occasione del G8 del 2001, tocca a Silvio Berlusconi assumere la responsabilità di quel massacro, di quel tradimento delle leggi e della Costituzione.

Tocca a lui, e a chi condivideva con lui le responsabilità di governo all’epoca, difendersi dall’accusa di aver scatenato la repressione contro i cittadini e di aver poi promosso i dirigenti che l’hanno portata a compimento. Ai vertici della polizia dell’epoca, a quelli che hanno fatto carriera sulla “macelleria messicana”, toccherebbero invece le immediate dimissioni volontarie o l’allontanamento dal servizio, a cominciare dal capo della polizia Manganelli, che solo pochi giorni fa ha dichiarato che la violenza da parte della polizia è da considerarsi fisiologica. Gente del genere non può incarnare reponsabilità tanto alte in uno stato di diritto.

Non occorre però farsi illusioni, è difficile che arrivino iniziative forti dall’opposizione, figurarsi cosa ci si può attendere da un premier e da un esecutivo che hanno già dimostrato di disprezzare lo stato di diritto e disconoscere ogni propria responsabilità personale.

È bene ricordare che la sentenza, con la condanna all’interdizione dai pubblici uffici, comporta la decapitazione immediata dello SCO (Servizio Centrale Operativo), dell’AISI (servizi segreti) e dell’Antiterrorismo e che, in qualsiasi paese decente, richiederebbe anche le dimissioni immediate del capo della polizia Manganelli, prima complice e poi mai critico dell’operato dei colleghi, oltre ad essere responsabile di comportamenti molto al di sotto delle aspettative davanti ai magistrati. Un vero terremoto istituzionale, se la politica e l’opinione pubblica sono ancora in grado di coglierne la gravità

Note sparse e aggiornamenti nei commenti:

Condanna penale – Interdizione pubblici uffici – Conseguenze automatiche Pubblicata il 17 febbraio 2010
Pubblicata nella categoria: Giurisprudenza

In caso di condanna penale con interdizione dai pubblici uffici, l’impiegato può essere destituito senza il previo esperimento del procedimento disciplinare.

G8-2001 / Le poltrone cambiano, l’ingiustizia resta

di redazione-zeroincondotta
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